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martedì 21 giugno 2016

Notte prima degli esami

Durante tutta la quinta liceo non ho mai ascoltato quel brano di Venditti perché pensavo che portasse nera. L'ho riascoltato la prima volta appena tornata da Parigi a inizio agosto. 
La mia notte prima degli esami è stata il 18 giugno, la prima prova sarebbe stata il giorno seguente.
Sono stata tantissimo tempo sul poggiolo, seduta, a guardare il cielo alla ricerca di una calma interiore che non avevo.
Spunta mia madre.
"Allora, secondo te domani chi esce?"
"Ma', non ne ho la più pallida idea di chi potrebbe uscire..."
"Sai che ti dico? Secondo me domani esce D'Annunzio"
"No dai, io di D'Annunzio non so niente!"
"O D'Annunzio o Pirandello"
"Ecco, l'altro...."
"E se quest'anno uscisse Pascoli??"
"Seeee, e gli asini volano!"
e via avanti con tutti gli autori del programma.
Il giorno seguente, ecco il verdetto.
CLAUDIO MAGRIS. 

La maturità non si scorda mai.
Se poi ti sei diplomato nel 2013, ancora di più. 

sabato 14 maggio 2016

Cosa si combina?

No, non sono morta. Sono ancora qui.
Solo: ho troppe cose da fare, troppi esami che si avvicinano, troppi testi da scrivere e da tradurre.

Cosa sto combinando in questo periodo, insomma?
Tutto e niente.
Mercoledì ho dato una parte dell'esame di Lingua e traduzione tedesca II e non dico che sia andato da 30 e lode ma credo che sia andato bene. La parte di grammatica dovrei averla fatta abbastanza bene. La traduzione l'ho fatta tutto sommato a orecchio. Mi ha aiutato tantissimo pensare a tutto quello che ho imparato stando un mese in Austria.
La cosa figa: vedo una parola e immediatamente ne so la traduzione, solo che non ho la minima idea di come io faccia a saperla o dove l'abbia imparata. Da quale libro, da quale edizione del telegiornale (daserste.de dio ti salvi ora e sempre amen), da quale musical, da quale esercizio di grammatica...non si sa, sta di fatto però che la so e non ci poniamo il problema.
Martedì e mercoledì ho due parti di esame di francese: martedì un orale e mercoledì uno scritto su traduzione turistica. Quindi devo andare a rileggere appunti a manetta perché la prof che ci corregge lo scritto è una delle persone più intransigenti che io abbia mai incontrato. E dal momento che ci tengo molto a francese ... al lavoro!
Poi che altro? Insieme a Moroso ho cominciato a progettare viaggi viennesi per placare la nostra fame di musical. Non ce la facciamo senza musical, è come toglierci l'ossigeno (o anche il cioccolato!) Martedì abbiamo assistito alla conferenza di presentazione di un musical al Raimund Theater a Vienna e, grazie ai miei strampalati appunti, stiamo piano piano buttandone giù una sorta di articolo/recensione/commento/whatever che finirà su una simpatica webzine dal titolo "Amici del Musical" su cui Moroso scrive da ... uhm ... un po' di anni, direi. E proprio per questa webzine Moroso ha in mente tante collaborazioni, tra cui una... con me, sulla quale stiamo già lavorando. Perché in ogni caso siamo una coppia di pazzi disagiati ma siamo una squadra perfetta. Dove non arriva uno arriva l'altro, su qualsiasi cosa e in qualsiasi momento.
Che altro faccio? Preparo gli esami. E anzi, teoricamente dovrei star scrivendo un testo in olandese su qualcosa di tipico dell'Olanda mentre praticamente sono qui a muovere le dita sulla tastiera e a allenarmi a scrivere senza guardare la tastiera ma guardando solamente il monitor. Ogni tanto le mie dita bisticciano tra loro per l'ordine di successione (prima l'indice o prima il medio?) e ho notato che, ovviamente, la mano destra ha una grandissima prevalenza sulla sinistra, che comunque occupa una buona fetta di tastiera. E soprattutto ho notato che uso tantissimo anche l'anulare sinistro, cosa che facevo veramente di rado prima. In compenso sto notando che non uso affatto i mignoli, e la cosa comporta che in realtà uso solamente indici, medi e anulari. Perché sì, sono l'unica persona nel mondo che non schiaccia la barra spaziatrice con il pollice ma lo fa con l'indice destro. Mai con il sinistro. Solo con il destro. Che roba strana!!
Per concludere questo post pregno di disagio propongo l'evento di ieri: mi sono scottata con la pentola in cui stava cuocendo il mio pranzo. Ho preso la pentola con le presine e non si sa bene come mi è scivolata dalle mani. Ovviamente l'acqua bollente schizza dappertutto: anche sulla mia pancia, su cui ha lasciato un segno molto simile al logo della Nike, e sul polso sinistro, su cui mi ha lasciato un segno simile alle stigmate di Padre Pio.
Perché comunque il disagio regna sovrano.

E a proposito di pranzo: il mio stomaco brontola, urla e chiede cibo.
A sto giro mi sa che mi tocca alzarmi e mettermi ai fornelli.

giovedì 5 maggio 2016

Un mese dopo

Sono sparita per un mese, ma non mi sono mai spostata da qui.
Semplicemente cosa ho fatto?
Tutto e niente.
Ho studiato parecchio, mi sono tolta dalle scatole alcuni preappelli e alcuni esami parziali, ho fatto concerti, ho mangiato come un boiler, ho assistito a conferenze, ho visto film, ho preso il sole.
Tra le tante cose mi si era anche tappato un orecchio, ma non mi faceva male. Quindi sentivo solamente i volumi sfasati da un orecchio all'altro e questo fastidio mi è passato senza prendere medicine ma solo con un po' di acqua delle Cinque Terre da nebulizzare nel suddetto orecchio.
Che altro?
Beh, direi proprio niente di che.
Oggi è il cinque maggio, Napoleon Day.
Non c'entra assolutamente niente con la mia vita ma mi sentivo in dovere di dirlo.
Detto ciò qualcosa mi dice che torno a studiare.
Tra meno di una settimana devo dare un esame di tedesco e non sono pronta. Né fisicamente né psicologicamente.
A noi due, tedesco.

giovedì 7 aprile 2016

Cambio di stagione

Ieri faceva ancora freddo.
Oggi fa talmente caldo che sembra estate.
Non so più come vestirmi.
Esco di casa che sto bene, arrivo in Università (cinque minuti a piedi) e muoio di caldo.
Ma so che se mi vestissi di meno avrei freddo.
Che vitaccia.

E in tutto questo, mentre là fuori la gente prende il sole, io perdo gli occhi su un testo in olandese che, come i Rotoloni Regina, non finisce mai.
Sparatemi.
Adesso.

sabato 26 marzo 2016

Sorellanza, morosaggine e disagio

Le vacanze di Pasqua sono sempre un grande dramma. Infatti sono uno dei tre periodi dell'anno in cui sono costretta a tornare in terra ligure, con mia grande gioia.
Quest'anno abbiamo fregato il sistema e per la prima volta ho applicato il "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi" rimanendo felicemente in terra giuliana.
Non solo. Dalla Liguria è infatti giunta una delegazione di parentado composta da mia sorella e dal suo zaino improbabile per trascorrere qui le vacanze di Pasqua e, già che ci siamo, per conoscere Moroso. Mi pareva infatti giusto che almeno qualcuno potesse conoscere Moroso nel suo habitat naturale e vedere come mi comporto al di fuori del territorio ligure.
E quindi, patteggiando con i miei, organizziamo per mia sorella quattro giorni in terra giuliana.
In realtà i giorni effettivi sono due e mezzo perché ha messo la zampa su suolo triestino giovedì verso le sei di sera e ne ripartirà domani nel primo pomeriggio. Tra l'altro, cambiando l'ora la devo anche sopportare un'ora in meno! Viva l'ora legale!
E nzomma, la xe rivada giovedì pomeriggio. Si butta sul letto, ma poi la porto a fare un giro sul Molo e andiamo a ciccioneggiare cenando da Spiller. Di solito ci vado con Moroso e prendiamo cibo tipico del Tirolo, ma questa volta avevamo voglia di pizza. Ottima, tra l'altro. E i camerieri assolutamente cocoli e disponibili. Dopo Spiller le faccio fare un giro in Cavana e andiamo a fare i selfie con le statue di Svevo, Saba e Joyce. Dopodiché, sfatte come non mai, torniamo a casina.
Venerdì tutto il giorno in terra slovena accompagnate da Moroso. Avevo l'ansia che loro non si stessero simpatici, avevo paura che mia sorella si sarebbe annoiata a girare per Lubiana con una coppia strampalata come noi, che passiamo dallo sbaciucchiarci al prenderci in giro nell'arco di cinque secondi. Abbiamo fatto i piccioncini quanto basta, ci siamo presi in giro, abbiamo detto tantissime cazzate e ci siamo divertiti. Mi sembrava che quel matto di mio moroso e quella pazza di sua cognata si conoscessero da un sacco di tempo. Questa cosa mi ha fatto un piacere immenso.
Stamattina siamo andate al castello di Miramare. C'era troppa gente e quindi abbiamo evitato la visita del castello, però abbiamo fatto un bel giretto nel parco. Tanto, tanto disagio. Tipo: "Siediti sulla Paolo Bitta!" oppure "Ti faccio una fotah!". Torniamo verso casa e cerchiamo di fare una spesa non dico decente ma almeno ci proviamo. Fallendo miseramente, ma shhhh! Verso le due ci vediamo con Moroso dal tram di Opicina per andare da Vatta, uno dei café più in di tutta Trieste. Mangiamo Sacher e beviamo the. Poi facciamo a piedi un bel pezzo della Napoleonica. Rotoliamo verso il tram per tornare in città e scopriamo che ci sono i mercatini di Pasqua. A un giro in mezzo alle casette non si può dire di no, e quindi...

In sostanza: sono molto contenta di questi due giorni. Soprattutto per il fatto che vedere Moroso e sorellanza che si prendono in giro fra loro è una delle cose più belle.
Quando le paure che tu hai si sciolgono in un "Te ciogo pel cuuuuul" capisci che quello che hai a fianco è davvero l'uomo giusto.


("Te ciogo pel cul" = "ti prendo in giro", ndC)

sabato 19 marzo 2016

Wir in Wien: wer hätte gesagt...?

Sì, è un orario altamente improbabile per scrivere un post.
Sono le tre meno un quarto di mattina di questo sabato 19 marzo 2016. La mia giornata ancora non è cominciata eppure ho sonno. Sarà che stanotte praticamente non ho dormito?
Rapida spiegazione: non sono mai stata una persona tanto mattiniera, e anzi da quando vivo fuori ho scoperto di avere davvero un rapporto complicato con la sveglia. Con questo intendo dire che sì, sento la sveglia...ma me ne frego, la spengo, mi giro dall'altra parte e dormo altre due o tre ore. Quindi giustamente vi starete chiedendo che diavolo ci faccia io sveglia a quest'ora. Semplice: ho il treno per Udine alle 5 e mezza circa. Sì, ho puntato la sveglia (anzi, le sveglie), ho lasciato le tapparelle semichiuse per far passare un po' di luce ma non troppa...perché ovviamente oggi non posso rischiare di non sentire la sveglia! Il punto è che per paura di non svegliarmi non ho dormito affatto. I miei occhi si stanno chiudendo e non è un segnale positivo.
Ma il domandone da un milione di dollari è: che cacchio vai a fare a Udine alle sette di mattina? Beh, facile: prendo un treno per Villach, da dove prenderò un treno per... ebbene sì, per Vienna. Torno nella mia amata Vienna.
Ma la vera grande novità è che non ci torno da sola. Per la prima volta nella mia vita viaggerò in compagnia. No, non sto parlando dell'ImPaperatrice e di Pascal (detto Pascualo). No, no. Cioè, loro ovviamente sono già nella mia borsa, da fedeli compagni di viaggio. Ma viaggerò in compagnia di una persona fisica, in carne e ossa. E pensa i giri assurdi che fa la vita: questa persona e io ci siamo conosciuti a ottobre ....guess what? A Vienna! Ricordate quando sono andata su a vedere il super gala di musical al Raimund Theater? Ecco. Ci siamo conosciuti nel disagio del dopo-teatro. Ora: solo io posso andare a Vienna e là conoscere un triestino. Ma la cosa assurda non è tanto questa quanto il fatto che noi due siamo praticamente uguali sotto tantissimi aspetti. Lui è germanofilo come me, ama Vienna quanto la amo io, è appassionato di musical, vive di musica (lui sul serio, non come me che non sono altro che una cialtrona!), fa il Masterchef della Sacher insieme a me e tanto altro. E 'nzomma, sì, è da gennaio che sopporta una morosa particolarmente rompiscatole, Grammar Nazi, germanofila, "pigna in culo" come lui affettuosamente la definisce....che poi sono io.
E quindi oggi sperimentiamo la nostra morosaggine in terra straniera ma in un posto che è casa per noi. Entrambi conserviamo ricordi meravigliosi di quella città e adesso vogliamo provare a costruire altri ricordi viennesi. Però insieme. E quindi contano doppio!
La cosa grave è che torniamo sul "luogo del delitto" ovvero al Raimund, dove ci siamo conosciuti.
Non si dovrebbe mai fare.
Ma a noi non interessa. Siamo stati al castello di Miramare, che si dice porti nera alle coppie. Siamo ancora una coppia. Quindi che mai potrà succedere in un teatro in cui l'ultima volta che ci ho messo piede ho conosciuto colui che sarebbe diventato mio moroso?
Detto questo, ho un'ora di tempo prima del suono della mia sveglia. Guarderò il soffitto.
Buon viaggio a noi.
"Wer hätte gesagt...?"

giovedì 3 marzo 2016

La nobile arte del procrastinare

Dovevo nascere il 27 luglio 1994.
Sono nata il 1 agosto 1994.
Nemmeno nata e già procrastinavo. Sembra che il rimandare cose importanti sia parte di me da sempre.

E' cosa risaputa che io non sia in grado di organizzare le millemila cose che ho da fare.
Soprattutto qui in Università. Non ce la faccio.
Avrei bisogno di qualcuno che mi stesse sempre addosso a dirmi di fare questo, di fare quello, di studiare quell'altro, di tradurre quell'articolo, di tradurre anche quell'altro, di mettere in ordine gli appunti e via dicendo.
O forse no.

Perché in fin dei conti io mi so organizzare anche molto bene.
Ma solo se ho una deadline molto bassa.

Quando sono in sessione infatti divento isterica. Ma perché? Semplice: perché ho i (fottuti) esami tutti attaccati! E quindi avendo pochissimo tempo a disposizione sono costretta a dover studiare tutto insieme. Ma, prima di tutto, a elaborare un piano di studio molto meticoloso. Capitava infatti che io iniziassi a studiare la mattina e alle tre di notte fossi ancora con il culo sulla sedia e con gli occhi incollati al monitor. Come l'anno scorso quando in sessione estiva ho preparato l'esame di traduzione olandese: ore e ore a leggere (fottuti) articoli che parlavano di politica in olandese. Inutile dire che per capire un articolo devi conoscere testi paralleli in italiano, e quindi via di letture di giornali. Quante sere passate con il ventilatore appiccicato alla schiena (bello dare gli esami a luglio!) a tradurre articoli senza un vero perché! Quante sere passate al telefono con mio padre a farmi spiegare la questione delle elezioni in Grecia senza capire niente! Quante sere gelatino da Zampolli, giro sulle Rive a sbollire l'ansia e poi di nuovo a tradurre! (che vita di merda...) Quando però il 10 di luglio sono finalmente riuscita a passare quell'esame maledetto con un voto anche dignitoso ero la persona più felice della terra. Non tanto per il voto quanto per il fatto che avevo appena vinto la mia ennesima battaglia contro la procrastinazione.
Dìcasi stessa cosa per il famigerato esame di Lingua Tedesca. Un capitolo di un libro in italiano che però dovevamo studiare e tradurre in tedesco. Ma non parlava delle farfalle o degli elefanti rosa: riguardava la diffusione della lingua tedesca nel mondo! E 'nzomma, sono riuscita a fare tutto quel lavoraccio di lettura-traduzione-studio in venti giorni quando avrei potuto benissimo diluirlo in qualche mese. Ma da brava procrastinatrice quale sono, ho vinto di nuovo.

Adesso siamo punto e a capo. L'elenco delle cose che ho da fare è il seguente:
-studiare quintalate di roba sulla cultura olandese per preparare uno stramaledetto esame che avrei il 21 di marzo (sì, il giorno dopo il weekend viennese)
-studiare antropologia, che magari ad aprile riesco a fare il preappello e togliermelo dalle scatole
-studiare LIS, che non sto più capendo una cippa
-fare i compiti della Moira, che sennò martedì vado a lezione da lei e me la faccio addosso dall'ansia
-fare i compiti della Prof JAAAA perché quando non li faccio mi sento in colpa
-iniziare (magari, eh) a tradurre il primo dei tre capitoli che devo studiare per l'esame di Lingua Tedesca che avrò a (forse) maggio
....e chissà quante altre cose che ora mi sto dimenticando.

E invece cosa sto facendo?
Scrivo qui ascoltando mooooooseca.
Perché finché non ho una deadline stretta non riesco a lavorare.
Disagissimo.

domenica 14 febbraio 2016

Varie, eventuali e disagi del nord est

Ho finalmente ricevuto il risultato dello stramaledetto esame di lingua italiana.
Passato.
E anche bene.
E quindi ufficialmente ho davvero chiuso il primo anno di università. Finalmente!

Altra notiziona: per Pasqua me ne sto in terra giuliana.
Infatti dovrebbe venir su Cooleeah (comunemente detta "mia sorella").
Devo studiarmi che cosa farle fare, dove portarla, come cazzeggiare ma soprattutto....come farla arrivare quassù am Rand der Welt senza che si perda! Questa sarà la vera sfida.

Domani si ritorna in Università, si riprende la vita normale di quando si ha lezione, si rivedono le brutte facce dei professori, si rivedono i compagni di corso che nemmeno ti considerano.

Là fuori il tempo fa semplicemente schifo.
Piove, fa freddo, c'è la nebbia. Sembra di stare dalle parti di Ronco Scrivia quando fa bel tempo.
E quindi immaginate quando il tempo è brutto la depressione in quei luoghi ameni a che livelli arriva.

Il mio amico cinefilo è al Festival Cinematografico di Berlino, comunemente detto Berlinale. Se non mi porta giù un barattolo di Fluff (la crema spalmabile ai marshmallow) mi arrabbio.

In casa siamo ancora in due. E stiamo bene così. Non voglio che torni la mia compagna di camera, sto tanto bene in stanza con me stessa. Soprattutto della mia compagna di stanza non sopporto la risatina a metà tra lo squittìo e l'isteria. Ma vabbé, si sopporta. Non è una cosa che dipende da me, e quindi...

E insomma, la mia vita va avanti così.
Sognando Vienna e progettando cose.

mercoledì 3 febbraio 2016

Fine primo anno - endlich!

Ieri due febbraio duemilasedici ho finalmente finito ufficialmente il mio primo anno di università triestino.
O meglio, io credo di averlo finito perché credo di aver passato lo stramaledetto esame di Lingua Italiana 1.
Se non lo dovessi aver passato, giuro che vado dal prof armata di manganello e lanciafiamme.
E chi s'è visto s'è visto.


mercoledì 13 gennaio 2016

Vitaccia

L'ultimo post che ho scritto risale a dodici giorni fa.
Nel frattempo sono tornata nella mia ghiacciaia del quinto piano, ho ripreso le lezioni, mi sono fatta prendere dal panico una decina di volte, ho cantato la mia prima frase da solista a un concerto (un'esperienza mistica, devo dire), ho scoperto di essere indietrissimo con tutto quanto, ho capito che l'esame di febbraio di italiano è una merda, se lo passo è culo, ho capito che non passerò nemmeno il parziale di olandese che ho il 18 ma che razza di lingua è ma chi me l'ha fatto fare. In più quel simpaticone del prof di italiano mi ha anche dato da fare un mega lavoro per mercoledì prossimo. Come se io non avessi un cavolo di niente da fare nella mia vita. E invece devo anche finire un lavoro di tedesco entro mercoledì prossimo perché così almeno mi prendo un punto bonus all'esame finale e trattandosi di tedesco mi fa decisamente comodo perché non è esattamente uno zuccherino.
Detto questo, è meglio se la pianto di scrivere idiozie e mi rimetto al lavoro.
Che i compiti non si fanno da soli.
E l'olandese non si studia da solo.

venerdì 1 gennaio 2016

Buon nano!

Ed eccoci nel 2016.
In questa città c'è tanto disagio. Ma tanto.
Mamma e io ieri sera abbiamo ben pensato di andare in centro a sentire 101 violoncellisti davanti a Palazzo Ducale. Loro erano bravi... ma c'era un freddo porco, i microfoni funzionavano un po' tanto a caso, la presentatrice aveva una voce che mi urtava i timpani e c'era troppa gente. Quindi giretto in centro storico e si torna a casina al caldo.
A mezzanotte abbiamo brindato: io con la Coca Cola (bella la vita da astemia) e mamma con una tisana per dormire. L'allegria, proprio.
Il primo messaggio che ho inviato: su Uozzap a mezzanotte e tre minuti, un messaggio vocale alla mia compagna di delirio corale in cui ho urlato "MOOOOOOOSECA!" a pieni polmoni. Lei mi ha risposto qualche minuto dopo. Bene, delirio assicurato anche quest'anno.
Poi sto sveglia quasi fino alle tre a rispondere a messaggi e a chiacchierare con persone, dopodiché mi addormento per svegliarmi con tutta calma alle 10.
E salto giù dal letto perché c'è l'appuntamento con il concerto di Venezia.
Sì lo so, l'unico vero concerto è quello di Vienna. Non c'è bisogno che lo si venga a dire a me, viennese inside. Solo che da noi il concerto di Venezia è una vera e propria tradizione. E insomma, "La donna è mobile", "O mio babbino caro", "Va' pensiero" e il brindisi della Traviata ci fanno compagnia in questo primo concerto.
Poi riesco a vedere un pezzo del concerto di Vienna. Ho parlato a lungo di questo concerto durante il mio mese in terra austriaca, quando ho avuto occasione di visitare il Musikverein (Tag 28). Non sono riuscita a seguirlo bene come volevo perché dovevo prepararmi per il concerto qui al Teatro Carlo Felice e perché nessuno in casa mia stava zitto. E vabbé, pace. Tanto lo replicano tra poco in televisione, e io me lo sento.
Prendiamo la macchina e andiamo in teatro. Mamma, Culìa e la sottoscritta hanno i posti in fila 16. Ottimi posti. Il concerto era a base di brani di Rota che hanno fatto da colonna sonora a vari film di Federico Fellini. Concerto molto interessante, sicuramente non convenzionale. Da segnalare qualche momento di disagio applicato: il direttore che a un certo punto prende "la prima violina" e balla il valzer con lei, sempre il direttore che ogni tanto fa una piroetta sul podio, un violoncellista che tira fuori un cerchietto con delle lucine colorate, un contralto del coro al quale cadono tutti gli spartiti addosso a un percussionista e i fiati che a una certa scattano in piedi e iniziano a ondeggiare così a caso.
Orchestra, coro e direttore piroettante ci propongono la bellezza di CINQUE bis. "E adesso eseguiremo La Passerella di Otto e mezzo. E' la nostra risposta alla Marcia di Radetzky". E vabbé.

E quindi, con questi tre concerti, abbiamo ufficialmente inaugurato il 2016. Delirante, teatrante e musicante.
E buon nano a tutti!

sabato 26 dicembre 2015

Regali a prova di freddo

E insomma, anche Natale, Santo Stefano e i pranzi con i parenti sono finiti. Possiamo archiviare l'ipocrisia almeno fino al prossimo anno.
Ma non stiamo qui a sputare veleno e riflettiamo sui regali ricevuti quest'anno.
In realtà c'è poco da riflettere, ma un'osservazione la voglio fare.

Mio padre sa che io non amo i pile oversize e me ne regala uno.
Mia zia e mia sorella sanno che io soffro il freddo e quindi una mi regala un morbidissimo e caldissimo plaid, l'altra una felpa morbida come la lana di una pecora. La felpa è nera, quindi ora tutti mi chiamano "pecora nera della famiglia". Bene, ma non benissimo.
La chiamavano "l'arte del fare regali giusti".

giovedì 24 dicembre 2015

Back to Liguria

E così è arrivato questo 24 dicembre. La vigilia di Natale. Il giorno in cui, dopo cinque mesi, rimetto piede in terra ligure.
Sono sincera: ne ho voglia zero. Ma si fa perché si deve fare.
Per fortuna ieri sera ero a cantare al Rossetti con i miei adorati coristi, sennò sarei dovuta tornare già il 18. E quindi avrei avuto sei giorni in più di scleri e di male di vivere. Perché è questo l'effetto che Genova ha su di me. E più cerco di combatterlo e più lui si fa sentire. Ogni volta è sempre più forte.
Oggi sarò sola con due trolley. La solita carrozza nove comunemente detta "in culo al treno". Il solito cambio al point zéro. La solita mezz'ora di tempo per attraversare Milano Centrale e saltare sul regionale. E poi due ore di tempo per riabituarmi a sentire quell'accento strano che a me dà tanto fastidio e che non sento da fine luglio.
Cosa c'è di positivo nel tornare a Genova? Pensare che tra dieci giorni sono di nuovo a Trieste. O per meglio dire, sono a casa.
Perché se "home is where your heart is", allora casa mia non può che essere qui dove sono adesso.

Buon viaggio a me.

lunedì 21 dicembre 2015

Sere nere con Tiziano

No, non è un uomo con cui ho passato una serata orrenda. 
E' un cantante. E anche molto famoso.
Sto parlando di Tiziano Ferro.

La mia amica prof blogger fiorentina lo adora.
Ne parlavamo oggi su Uozzap, e a me è venuta l'intelligente idea di scaricare il greatest hits.
Perché? Non lo so.
Forse per dargli una chance. Forse per non collegarlo più solo al mio periodo di massima depressione in cui ascoltavo "Il regalo più grande" e "Sere nere" (di cui cantavo il ritornello una terza sopra facendo una sorta di controcanto di una banalità infinita). Forse per cercare di capire che cosa lei ci trovi di così speciale in lui. Non lo so. 
Lo ammetto: sono molto prevenuta nei suoi confronti. Però voglio dargli davvero una chance. 
Non dico "far breccia nel mio cuore" e entrare nella mia vita con la prepotenza di "Elisabeth", ma almeno non farmi schifo come mi faceva all'inizio.


E insomma, attacco il greatest hits. Da qui il degrado. 
Parte "Lo stadio". Cerco di concentrarmi sul testo ma non ci riesco. Lo devo riascoltare almeno tre volte. E non mi convince. Il testo nella mia testa non ha senso. Ho promesso a me stesso: "Non penserò più a te", canta Tizio. Non siamo alla fiera della banalità, nooooo. Vabbé dai, cambiamo traccia che non ce la sto facendo. 

Traccia numero due: "Incanto". Appena parte capisco subito di avere la sindrome da musicista: il mio piede destro inizia a fare tap-tap per terra a tempo, la mia mano sinistra inizia a solfeggiare un quattro quarti e infine la mia testa dondola da sola seguendo il movimento della mano. In tutto questo, il mio cervello non riesce a concentrarsi sul testo perché è troppo preso dalla banalità della musica. Dai, un quattro quarti così semplice... per il mio cervello è come ascoltare un brano di Ligabue. Mi dico: "Vabbé dai, la musica fa schifo...ma magari ha un bel testo". Forse sì, peccato che non mi ci riesca a concentrare. Sarà che io, così fredda e glaciale, non posso concentrarmi su testi mielosi come questi! 

A quel punto davvero mi esplode la testa. Non ce la faccio. Nonostante la quantità spropositata di zenzero che sto ingerendo tra the caldo e biscotti, mi sto addormentando. Mettiamo una canzone, sempre di Tizio, che mi svegli almeno un po'. Ammesso che un brano di Tizio riesca a svegliarmi, s'intende...!

E allora via! si procede con "E Raffaella è mia". Un testo non inutile ma di più. La Raffaella in questione è Raffaella Carrà - che io adoravo alla follia quando ero piccola! - e Tizio ci fa sapere che Raffaella è sua, che balla e canta a casa sua (di lui) solo per lui e che non può entrare nessun altro. Beh, grazie per avercelo detto. 

Non solo: l'ha stalkerata di brutto cercando il manager e la mail. Ma poi per fortuna (!) ora è sua. E' talmente sua che nessuno può entrare in casa perché Raffaella è sua. I vicini intanto ascoltano il repertorio che Raffa canta per Tizio. SOLO per Tizio. E a voi poracci...niente. E Raffaella è sua, sua, sua. Ripetere pure ad libitum
La parte interessante di questo brano: mi ha fatto tornare indietro nel tempo fino alla seconda liceo quando, con la mia compagna di banco, l'avevo parodiata usando come protagonista la mia prof di latino che si chiamava proprio Raffaella. 
Bene, appurato che anche questo è un fiasco torno sulla depressione andante.

Ecco là che metto "Ti scatterò una foto". Il brano più depresso ever. Parte Tizio a cappella e ci dice, in quattro versi, che nell'ansia che ti perdo ci scatterà una foto. EEEEEEEH. A quel punto parte l'accompagnamento. 
Ti chiamerò perché tanto non risponderai: ma scusa.... ma allora che cavolo la chiami?! Vabbé dai, andiamo avanti. E sarà bellissimo perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te: abbiamo appena trasmesso la rubrica "Quelle frasi che fanno piacere". 
Non solo: apriamo un capitolo sugli accenti tonici a caso? Ma sì dai. Cosa può significare sentirsi piccolò / quando sei il più grande sogno e il più grande incubò. Se ascoltate la canzone (basta digitare il titolo su YouTube) capirete cosa intendo. 
Basta, mi sto deprimendo davvero troppo. Però sono fiduciosa, sono sicura che questa sessione di ascolto mi porterà qualcosa di positivo. Tipo "Sere nere". E allora via!

"Sere nere" è il brano che contiene una delle frasi che ripeto più spesso: "Se non uccide, fortifica". E' un po' la mia filosofia di questo periodo. Per il resto... andiamo ancora sugli accenti tonici a caso? Perfetto: aprite YouTube, cercate il brano e arrivate al ritornello. "Di sere....nerééééé, cheeeee non c'è tempo, non c'è spazio e mai nessuno capirà / vuoi rima...neréééééé? Perché fa male, male, male da morire senza te". Ora, se qualcuno in questi versi trova una logica me lo faccia sapere. Siamo arrivati al punto in cui sono in confusione più totale: "E più mi vorrai e meno mi vedrai e meno mi vorrai e più sarò con te (x2) lo giuroooooooo" [svarione sulla o, ndC] Che dire se non EH?!
Ma perché tutto questo? Perché? Perché? Perché fa male, male, male da morire senza te. Ma ne sei proprio sicuro? Uhm... 
L'unico momento interessante è stato quello in cui mi sono resa conto di sapere il testo perfettamente a memoria e di star cantando il ritornello una terza sopra e quindi posso fare la figa facendo la controvoce. Niente di serio, in ogni caso. 

Bene, è giunto il momento di arrivare al picco di depressione. 
"Il regalo più grande". Voglio farti un regalo oh grazie! qualcosa di dolce cioccolato!! qualcosa di raro....eeeeeeeh! What?! Ma questo è solo l'inizio! 
Vorrei donare il tuo sorriso alla luna perché / di notte chi la guarda possa pensare a te (perché noi NOOOOON siamo mielosi e depressi, no!) /  per ricordarti che il mio amore è importante-eh / che non importa ciò che dice la gente / perché tu mi hai protetto con la tua gelosia (ora tu me la spieghi) /  che anche se molto stanco il tuo sorriso non andava via / devo partire però so nel cuore la tua presenza / è sempre arrivo e mai partenza / è il regalo più grande. Eh eh eeeeeeeeeh.
Insomma, se Tizio non dice "EEEEEH" non è contento. 
Un po' come Vasco. Nel dubbio, "EEEEEH". 
Questo brano è talmente deprimente che mi fa ridere tantissimo. Ho dei problemi mentali, sì. Credo che durante le vacanze, o forse durante il viaggio verso Genova, farò un post appositamente per un mio commento sul testo senza senso di questo brano senza senso. 

Ora, siamo arrivati al collasso. Se siete ancora vivi vi stimo un sacco. 
Sia ben chiaro che non ho assolutamente niente contro Tizio. Solo che per me non ha senso. 
Ma dal momento che, come dice Tizio, non voglio farmi più del male adessoooooh .... credo proprio che finirò qui questo post inutile.

Vi lascio con le parole di Tizio.
"EEEEEH".


martedì 15 dicembre 2015

Il bello della dipendenza da dolci

Il bello di essere dipendente dai dolci è che arrivi a un certo punto della tua vita in cui pensi che potresti anche iniziare a cucinarli anziché comprarli già pronti. Così hai anche più soddisfazione nel mangiarli: è più appagante mangiare qualcosa preparato da te che qualcosa che è già stato cucinato.
Detto questo: io ai fornelli sono una delle persone più negate della terra. Sarà anche perché mangio pochissime cose, ma quando io sono in cucina sono un danno ambulante. L'unica cosa che so cucinare veramente bene sono i biscotti di farina di cocco.
Questa volta però mi sono buttata sulla torta al cacao. Avevo comprato la scatola della Cameo con dentro il preparato e lo zucchero a velo. Ho preso poi le uova, il burro e il latte. La terrina ce l'ho. La tortiera ce l'ho. La carta da forno pure. Bene, non manca nulla. O meglio, manca solo lo sbattitore elettrico. E che problema c'è? Ho la frusta manuale. Perfetto, possiamo cominciare.
Tiriamo su le maniche, mettiamo una musica rilassante come sottofondo e ... via!
Faccio ammorbidire un attimo il burro in microonde e lo aggiungo al preparato dentro la terrina. Aggiungo quindi tre uova e 80 ml di latte. Momento disagio in cui il mio cervello si era auto-convinto che 80 ml di latte fossero quasi un litro. Eh ma mi sembra un po' troppo un litro di latte! E infatti... [Abbiamo appena trasmesso l'ennesimo episodio di "Cecy e la matematica"]
La parte divertente è quella in cui la frusta decide di rompersi. No ma benissimo! Se questo è l'inizio non voglio sapere come si arriva alla fine. Ma che problema c'è? Acchiappo un cucchiaio e continuo a mischiare. A quel punto metto la carta forno nella teglia e vi rovescio dentro il tutto. Il mio simpatico forno era già caldo e pronto ad accogliere la mia tortiera azzurra. 
Mentre la torta cuoce, si pongono due problemi. Il primo: solitamente per controllare se la torta è cotta s'infila uno stuzzicadenti nell'impasto. Se si sporca, lasciare in forno. Se è pulito, la torta è cotta. MA io non ho stuzzicadenti! E vabbé, ho utilizzato un altro metodo altrettanto intelligente. Il secondo problema è che non ho un setaccio per lo zucchero a velo. Chiamo mamma per chiederle come posso fare a mettere lo zucchero a velo senza setaccio. "Ma non avete un filtro per il the?" "No..." "Ma sei sicura? Guarda un po' nel primo cassetto a fianco al forno..." Mamma, come diavolo fai a sapere che in quel cassetto c'è un filtro per il the?! Mi stai spiando?! E insomma, ho anche il setaccio.
Dopo un'oretta tiro fuori la torta e la cappotto su un piatto. Metto su lo zucchero a velo e il gioco è fatto. 
Soltanto che l'esperimento di casa Rapunzel è stato un mezzo fail. Il mio simpaticissimo forno infatti ha deciso che mezza torta si sarebbe cotta perfettamente mentre l'altra mezza...un po' meno. Quindi ho mezza torta cotta perfetta e mezza torta che vorrebbe stare ancora un po' in forno. 
Ho utilizzato Conqui come cavia, e ha apprezzato molto.
Soprattutto quando è entrata in cucina esclamando: "Che buon profumo!" e io ho risposto: "Ma beata te che puoi sentirlo...". Sono raffreddatissima da cinque giorni. Gioia da queste parti non se ne vede.

Il tutto è successo ieri sera.
E la torta cioccolatosa è stata la mia colazione e il mio spuntino, sarà il mio dessert dopo pranzo, sarà il mio spuntino pomeridiano e infine sarà la mia consolazione quando stanotte tornerò a casa sfatta dopo prova. 
Nonché uno splendido inizio di giornata per domani. Dannato mercoledì, dannate UNDICI ore di lezione. 
Ma non ci pensiamo. Ingrassiamo per bene, che a pancia piena si vive meglio!!


sabato 12 dicembre 2015

Verifichiamo su Glattauer

Il bello dell'aver letto più volte un libro è che alla fine lo si conosce bene.
Ma veramente bene.
Al punto tale che possono anche accadere fatti che hanno dell'incrediBBBBile ma che ti fanno capire tante cose.

La mia amica prof blogger ha assegnato "Le ho mai raccontato del vento del Nord" ("Gut gegen Nordwind") ai suoi alunni da leggere per casa, as usual. E fino qui ci siamo. Lunedì questi hanno una verifica. E fin qui tutto normale.
La suddetta mia amica prof blogger mi ha chiesto una mano per preparare il massacro la verifica, dicendomi (cito testualmente) "Fammi la verifica che avresti voluto fare tu quando eri a scuola".
AH!, io a scuola avrei voluto non fare verifiche su libri, prima di tutto. Erano un incubo. Io non mi ricordo mai le cose, non mi ricordo i personaggi, non mi ricordo i dettagli, non mi ricordo chi dice cosa quando dove come perché, non mi ricordo con quale parola finisce la quartultima riga della terza pagina del settimo capitolo. Sì, al liceo mi veniva richiesto pressappoco questo. Per evitare tutto ciò ho ben pensato a domande tutto sommato semplici, a cui si può arrivare anche se si è delle ciompe come me e si è letto il libro solo di corsa o comunque non ci si ricorda le cose. Non avevo una traccia da seguire, quindi sono andata molto-tanto-troppo a sentimento.
Quello che ne è derivato è stato...una ventina di domande prettamente sul contenuto del romanzo più due domande che sono più che altro per mia curiosità e su miei dubbi esistenziali inerenti al romanzo. Perché il finale di Glattauer mi ha lasciata con l'amaro in bocca un sacco, finché non ho avuto modo di leggere il sequel. E insomma, io le domande le ho mandate. Sembrano scritte con il traduttore di Google, ma poco importa.
La parte divertente è stata quella in cui ho dovuto ricorrere alla telefonata a mamma per farmi leggere una frase del romanzo in italiano. Eh sì, perché ho tirato giù tutte le domande avendo a disposizione solamente il testo originale in tedesco. Avevo però bisogno di una determinata parte del romanzo, allora chiamo mamma chiedendole di cercare il libro e di leggermi ciò che mi serviva. Non solo: le ho anche spiegato in quale punto della libreria si trovava il libro di Glattauer! Dopodiché mi sono divertita a farla impazzire facendole le domande più cattive ever che mi potessero venire in mente in quel momento.

E in conclusione mi viene da dire solo una cosa.
La mia amica prof blogger è completamente fuori di testa.
Nel senso buono, ovviamente. Ma è fuori di testa.

mercoledì 25 novembre 2015

La valvola della discordia

Domenica pomeriggio. 
Io sono comodamente svaccata sul letto a smanettare con l'ennesimo testo da tradurre - una gioia, proprio - quando Conqui fa capolino in camera mia. "Cecy, la caldaia non funziona", mi dice. 
Il primo istinto sarebbe quello di dirle di leggere il pratico manuale d'istruzioni. Invece mi alzo e vado alla ricerca del problema. Pressione zero. Molto bene: cosa devo fare? Apro il manuale, leggo, carico la caldaia, chiudo la valvola e torno alla mia traduzione.
Neanche dieci minuti dopo riecco Conqui: "Cecy, la caldaia non funziona ancora". E ma porca miseria, l'ho messa a posto dieci minuti fa. E vediamo dove sta il problema. Pressione troppo alta, questa volta. E vabbè, depressionizziamo. Dov'è il problema? Il problema è che non trovo la valvola! Dopo una buona mezz'ora di ricerche riesco a far diminuire la pressione. 
Ma la gioia dura poco: la caldaia adesso perde. A quel punto inizio a non vederci più: è cosa nota infatti che io mi scaldi molto facilmente e che perda rapidamente sia la pazienza che l'autocontrollo. Le valvole sono chiuse ma la pressione sale da sola. Ma perché? 
Non c'è tempo per porci domande stupide: togliamo acqua dalla caldaia. Armata di bottiglia da un litro e mezzo e una bacinella, inizio a togliere acqua. Quest'azione dura tutta la domenica pomeriggio, e addio traduzione. 
La sera siamo ancora nei casini, e decidiamo di scrivere al Boss che abbiamo problemi con la malefica caldaia e di venire a dare un'occhiata. Lui - come sempre - non risponde, ma noi sappiamo che il giorno dopo si sarebbe materializzato. Posizioniamo una bacinella sotto la caldaia, per precauzione. 
Detto questo, andiamo a dormire leggermente distrutte.

Lunedì mattina. Ore 6. 
A svegliarci è ... il campanello di casa. Non so per quale strano miracolo io l'abbia sentito: di solito non mi svegliano nemmeno le cannonate. Apriamo e ci troviamo davanti una vecchietta urlante. E' la sciura del piano di sotto - che da questo momento chiameremo La Sciura - che ci urla in triestino che le entra acqua in casa. O meglio, che "l'acqua le spande in casa".
Noi, rincretinite, non capiamo niente finché non entriamo in cucina. La bacinella che stava sotto la caldaia era piena fino al bordo e il pavimento della cucina non vi dico in che stato era. La Sciura allora inizia praticamente a insultarci dicendo che lo abbiamo fatto apposta. Mi verrebbe solo da urlarle di tutto, ma mi limito a cercare di arginare la maledetta perdita. A quel punto entra in scena anche la nipote della Sciura, che per telefono praticamente mi dà della cretina. No ma grazie mille, eh. Sono le sei di mattina anche per me. 
A quel punto avevo una gran voglia di prendere a sprangate la Sciura che ci dice di telefonare al Boss. Conqui e io ci godiamo la scena. Alle sei di mattina il Boss non si sarebbe mai-mai-maissimo-mai-nella-vita presentato a casa nostra! Nel frattempo ci raggiunge la Nipote, ed è lei a telefonare al Boss. Il quale, con una calma disarmante, dice di sfiatare i caloriferi, aggiungendo che sarebbe arrivato per le otto. La Sciura a questo punto s'incazza come una belva, rifà il numero e ... ottiene la stessa risposta. Il Boss sarebbe arrivato alle otto, caso chiuso. 
Quando, finalmente, il Boss si degna di onorarci della sua presenza, controlla la caldaia e mi dice a) che non ho chiuso bene la valvola di carico e b) che sono una cretina. Beh ma allora se volete andare tutti a quel paese fate pure, eh. Continuate, dài. Quando avevo chiuso la valvola, l'avevo sforzata al punto che ancora un po' mi rimaneva in mano! Se non era chiusa così vuol dire che c'era qualche problema. E invece no: secondo il Boss e secondo la Sciura il problema è che io sono una cretina. La Nipote almeno mi difende, e fa notare al Boss che sarebbe il caso di dare una controllatina all'impianto dal momento che era la TERZA VOLTA che si verificava una stramaledetta perdita. Le inquiline cambiano, l'appartamento e la caldaia sono sempre gli stessi. E allora non fare l'istriano e dai una controllata! No, perché la cretina sono io. Perfetto, vai così. 
Ma ora bene che abbiamo appurato che sono una cretina, il tecnico lo chiamiamo sì o no? Vogliamo rimanere con questa perdita o vogliamo anche sapere dove sta il problema? 
Intanto il Boss, Conqui e io continuiamo a tirare su acqua dai caloriferi e vediamo che più acqua tiriamo su e più la pressione si alza. E ma così non è mica tanto normale, eh. 
Io insisto nel dire che il problema è la valvola che non regge, ma il Boss sembra non ascoltarmi. 
A quel punto io devo andare in Uni - e mi tolgo da questo covo di pazzi - mentre Conqui rimane a casa. Quando, due ore dopo, torno ... Conqui mi riferisce che avevo ragione io. Infatti è venuto il tecnico, il quale ha fatto notare al Boss che il problema era che la valvola di carico non teneva più. 
E io mi sono beccata insulti sia dalla Sciura che dal Boss. Entrambi si sono scusati con me (il Boss subito, la Sciura nel pomeriggio quando è venuta su a chiedermi come si fosse risolta la situazione) e adesso noi abbiamo una caldaia con entrambe le valvole perfettamente funzionanti.
E soprattutto anche il tecnico ha confermato che il procedimento che io ho seguito per caricare la caldaia era giusto: il casino è nato per colpa della valvola e non per colpa mia. 

In tutto questo, a me viene da ridere.
Quando ai tempi mamma è andata a vivere da sola a Reggio Emilia è rimasta giorni interi senza acqua calda e riscaldamento perché non riusciva ad accendere la caldaia. A salvarla è arrivato un suo amico emiliano all'urlo di: "Ma è una cassàààààta!"

Morale della storia: 
Mai rivolgermi la parola urlandomi e insultandomi in triestino alle sei di mattina. O meglio: potete farlo, ma non se ci tenete alla vostra vita. 
Lettori avvisati. 

domenica 22 novembre 2015

No, niente

No, niente.
Ho ritrovato la collana.
Certo, era in un posto abbastanza improbabile. Che cacchio ci faceva una collana in fondo a una borsa non è lecito sapere.
In ogni caso la mia collana che ho comprato il giorno del mio compleanno appena arrivata a Vienna è ancora qui.
E starò ben attenta a non perderla.

Intanto mi ero dimenticata di aver comprato del cioccolato.
E scusate ma sono felice!

Ancora una volta

Ma basta!
Ma non è possibile!
Ma non si può andare avanti di questo passo!

Ho perso l'ennesima collana.
Faccio decisamente schifo.
E mi sento anche una cretina.

Almeno la collana con le stelle alpine è al sicuro.

martedì 17 novembre 2015

La nobile arte del concertare

Tra una cosa e l'altra (influenza compresa), non sono più riuscita ad aggiornare.
Ma ora recupero immediatamente, perché il concerto del 13 novembre merita un post tutto per sè.

Tanto per cominciare, il concerto è il primo di una lunga serie di eventi per festecciare i venticinque anni dalla fondazione del coro. Il programma era completamente di musica sacra, Gott sei Dank!
Il programma era il seguente: cantare a una messa e, terminata la funzione, concerto.
Benissimo: che problema c'è?
Il problema è che, essendo io arrivata nel coro circa un anno fa, non conoscevo quasi nessuno dei brani che avremmo cantato alla messa. E vabbé: spartiti, diapason e metronomo....e via con lo studio! Sono abbastanza impazzita, ma ne è valsa la pena. Ho letto tanti di quei brani tutti insieme che come abbia fatto a impararli bene rimarrà ora e per sempre un mistero.
Al concerto chi c'era? Coro junior, Coro senior e un buon numero di ex-coristi, tornati per l'occasione a cantare insieme a noi. A dirigerci, non uno ma ben due direttori: uno, quello attuale, che chiameremo con il nome di fantasia di DirettoreK; l'altro, il fondatore del coro, che chiameremo con il nome di fantasia di Fondatoredelcoro.

Ed ecco un po' di "nanetti" (cit. Nino Frassica) da messa+concerto:
-un'ora prima della messa, DirettoreK decide di cambiare il brano da cantare all'offertorio. Cavolo, era uno dei miei preferiti. E ne mette uno che non so e che non ho mai sentito. E vabbé. Almeno mi riposo un po'.
-io detesto tantissimo l'incenso: appena lo percepisco, i miei occhi iniziano a gonfiarsi e a lacrimare. Non vi dico la quantità d'incenso in quella chiesa, ma non si sa bene come i miei occhi non si sono gonfiati né niente.
-in programma c'erano tre brani della Deutsche Liturgie del mio amato Felix Mendelssohn-Bartholdy: Kyrie, Heilig (Sanctus) e Jauchzet dem Herrn aller Welt (salmo). Ho passato tutta la settimana a studiare Kyrie e Heilig, mentre allo Jauchzet ho dato una rapida occhiata la sera prima a prova (stupendo Fondatoredelcoro con le mie abilità di lettura a prima vista!). E insomma: mentre ci disponiamo, scopriamo che cantiamo solo Jauchzet. Bene: una settimana a studiare per niente. Fantastico.
-come Coro senior abbiamo eseguito due brani che abbiamo cantato talmente tanto che non avevano bisogno di prova acustica né di prova di posizione né di niente. E infatti sono venuti benissimo.
-Fondatoredelcoro mi ha chiesto se io a Genova già cantavo. Ehm, diciamo che canto da quando ho 9 anni e ore ne ho 21. Quindi molto decisamente sì. Lui mi fa il nome di una bravissima direttrice di coro genovese e mi chiede se la conosco. La sua faccia quando gli ho detto che per tutti quegli anni ho cantato da lei era da filmare. E soprattutto: "Ecco come hai fatto a leggere Jauchzet a prima vista!"
-abbiamo eseguito anche "Abendlied" dell'altro mio grande ammmmmore, Josef Rheinberger. E' un brano che ha come testo il passo del Vangelo che dice "Resta qui con noi, Signore, perché si fa sera e il giorno già giunge al tramonto". E' un brano talmente bello che ti fa sentire come se lassù ci fosse davvero qualcuno o qualcosa. (Non entro in questioni religiose perché sennò finisco di scrivere domani mattina!) E insomma, eseguiamo questo meraviglioso brano. DirettoreK dice che è venuto bene. Sarà, ma a me sembrava di un tono più basso.
-DirettoreK ogni tanto ha delle idee alquanto bizzarre. In programma avevamo "Love of my life" dei Queen. Personalmente a me non piace, anzi... diciamo pure che mi fa due palle così. DirettoreK presenta il brano, si gira, ci guarda e bisbiglia: "Mischiatevi". Detto in italiano: MA SEI FUORI? Come fai a pensare di cambiare la disposizione in concerto? Vabbé, mischiamoci. Io mi piazzo tra un tenore e un basso: se proprio mi devo mischiare, mi metto in mezzo a due che sanno bene le loro parti. Il grande dramma è che io non sentivo PER NIENTE gli altri contralti. Cosa ne so, magari nessun contralto ha aperto bocca e io ero l'unica a cantare!
-il modo migliore per attaccare al momento giusto è respirare in anticipo. Io stavo per attaccare nel momento sbagliato, ma mi sono salvata...respirando al momento sbagliato. Quella frazione di secondo che mi ha permesso di capire di stare sbagliando e quindi mi ha salvata da una grandissima figuraccia!
-dopo il concerto, ci si cambia di corsa per andare a cena tutti insieme alla vicina pizzeria. In tutto eravamo una settantina di coristi. E settanta coristi in una pizzeria vuol dire che almeno uno a un certo punto si alza ed esclama: "Dai, cantiamo *un brano*!!!!". E infatti: un corista, che chiameremo con il nome di fantasia di Rocco, si alza e propone di cantare "il Daemon". Un casino di brano. Un'esecuzione meravigliosa. Immagina, puoi.

Salutando poi i coristi prima di andare a casina a dormire, uno dei tenori - nonché il Presidente dell'associazione - mi abbraccia e mi ringrazia. Io lo guardo stupita e gli chiedo per cosa. Lui mi risponde: "Perché ci hai dato un aiuto grandissimo". Io sono sempre più perplessa ma sono felice della cosa. Il che vuol dire che non sono così inutile come pensavo. La mia testa è ancora collegata  a una realtà corale in cui io sono completamente inutile, in cui non esisto, in cui anche se non ci sono non se ne rende conto nessuno...ma in cui appena fai un errore tutti ti puntano il dito contro. Il fatto che in questa realtà corale tutti - ma tutti tutti! - mi trattino con così tanto affetto non può non farmi sentire accolta e coccolata.

Che bella, la vita da corista.