sabato 26 settembre 2015

La cassa rapida

Al termine della spesa. Cassa rapida.
Io sono piena di cose e sto cercando di metterle nei sacchetti senza distruggere niente.
O almeno facendo meno danni possibili.

Cassa: "Rimuovere tutti gli articoli imbustati"
Io: "Se non stai zitta ti rimuovo io"


giovedì 24 settembre 2015

Provaci ancora Prof!

C'è su Rai1 una fiction. "Provaci ancora Prof!"
Siamo arrivati alla sesta serie. Io la seguo dalla prima puntata della prima serie.
Protagonista: Camilla Baudino, una professoressa di lettere in un liceo, interpretata da Veronica Pivetti.
Camilla è una professoressa decisamente atipica. Perché? Semplice: perché parla con i suoi alunni, li ascolta, cerca di capirli, cerca di andare oltre i programmi del Ministero, cerca di aiutarli quanto più possibile ogni volta che sono implicati in qualche caso, cerca di capire cosa gli passa per la testa.
E infatti... è finta. E' il personaggio di una fiction.
Io avrei tanto voluto avere una professoressa come la Baudino. Una professoressa che mi aiuta così tanto come lei fa con i suoi alunni.
Valla a trovare una professoressa vera che aiuta così tanto i suoi alunni.

E vai anche a trovare una persona che davanti a Paolo Conticini riesce a rimanere impassibile.
Io non ce la farei.

Anno nuovo, orario nuovo

Anno nuovo, orario nuovo.
Ma del cavolo. Peggio di quello dell'anno scorso.

Lunedì avrò due ore di olandese e due di lettorato francese.
Martedì avrò due ore di lettorato tedesco e due ore di LIS.
Mercoledì (reggetevi forte) avrò: tre ore di Discipline sociolinguistiche e geografiche (non chiedetemi che cos'è, ma è una delle materie obbligatorie e quindi...,ndC), due ore di italiano, due ore di lettorato tedesco, due ore di lingua tedesca e due ore di lettorato francese. Per un totale di UNDICI ORE. Dalle 8 alle 19. Senza pausa in mezzo. Io credo che mi suiciderò.
In compenso fino a gennaio ho il giovedì libero. Poi a gennaio avrò tre ore di letteratura francese.
Per chiudere l'orario avrò al venerdì due ore di traduzione tedesca e due ore di traduzione francese.

Scusate, ma all'idea di dover affrontare così questo anno accademico mi viene male.
Questo sì che si chiama disagissimo.

martedì 22 settembre 2015

Alla ricerca del Problema

Houston, abbiamo un problema.
E non ci voleva una laurea per capirlo. Abbiamo davvero un problema.
Il problema ha un nome composto da sette lettere (anche il mio nome è composto da sette lettere... Coincidenze? io non credo) che inizia per T- e finisce per -edesco.
Insomma, sì... è un problema.

Quando ero in seconda liceo dovevo scegliere quale terza lingua fare. Già facevo inglese e francese, e dall'anno seguente avrei studiato anche tedesco o spagnolo. Ma quale delle due?
Ero fermamente convinta di voler studiare spagnolo. Assolutamente. Non chiedetemi perché, non lo so.
Un giorno una prof di tedesco - che poi è la prof che mi ha massacrata per tre anni - è venuta a fare supplenza nella mia classe. Ci ha insegnato due cosine in tedesco, come "Come ti chiami?" o contare da uno a dieci. Bene: queste due cosine mi hanno folgorata. E ancora una volta, non so perché. So solo che sono rimasta affascinata da quella lingua e da quei suoni così duri, così diversi da quelli dolci e zuccherosi del mio amato francese. Perché comunque il francese viene prima di qualsiasi cosa.
E insomma, ho deciso di iniziare a studiare tedesco. Con il senno di poi mi viene da dire: non l'avessi mai fatto.

Perché del tedesco non ci si libera mai. Il tedesco ti rimane appiccicato addosso. Una volta che entri nel vortice del tedesco, non ne esci più. E se credi di esserne uscito, in realtà sei più prigioniero che mai. E' come una corda che ti avvolge: più credi di liberarti, più lei ti stringe.
E qui arriva il Problema.
Il problema è che io con il tedesco, soprattutto all'ultimo anno, non ho avuto proprio un rapporto meraviglioso. Anzi. Diciamo pure che, complice la letteratura tedesca che dall'inizio del Novecento in avanti non mi è piaciuta nemmeno un pochino, lo odiavo proprio. Ogni giorno mi chiedevo perché diavolo non stessi studiando quella lingua caliente, accogliente ma soprattutto facile chiamata spagnolo. (Diciamolo chiaramente: per un italiano, lo spagnolo è facile. Non dico che sia facile in senso assoluto perché so che ha più eccezioni che grammatica... però in confronto al tedesco sembra quasi una barzelletta) (Dopo questo, mi aspetto una mandria di iberofoni sotto casa con i manganelli e i fumogeni).
Nella Divina Commedia tenevo un segnalibro che in inglese diceva così:
Più studi, più sai.
Più sai, più dimentichi.
Più dimentichi, meno sai.
Ma allora perché studiare?
Ecco. Ma allora perché studiavo tedesco se tutto quanto mi entrava da un orecchio e mi usciva dall'altro?

A questo punto cosa rimane da fare? Diplomarsi (trallallero trallallà!) e liberarsi del tedesco. O così pare.
Perché il test di scuola interpreti l'ho fatto sia in francese che in tedesco. Il fatto che non l'abbia passato in nessuna delle due lingue è un dettaglio.
A quel punto me ne resto nella mia città a fare un anno di Lingue e letterature straniere. Francese è d'obbligo perché al mio grande amore non riesco a dire di no. E l'altra lingua? Di studiare ancora tedesco non ne ho voglia. Non mi va di studiare una lingua che odio. E allora la scelta cade sullo svedese. Perché? Perché sono cretina, ecco perché. Avrei potuto fare una di quelle lingue mainstream tipo inglese, spagnolo, portoghese o che ne so io. E invece no! La cretina che va a studiare svedese!
Ed eccolo di nuovo, il Problema.
Il problema è che lo svedese è un misto tra l'inglese e il tedesco con una pronuncia strana. Una sorta di tedesco sporco. Comunque meno sporco dell'olandese, il Calimero del tedesco.
E insomma, non riesco a studiare bene svedese perché il tedesco fa interferenza. Una lingua che so male fa interferenza su una lingua che so ancora peggio. Andiamo bene. Ma forse i miei genitori quando dicevano che quella delle lingue non era la mia strada...non dicevano proprio delle cazzate.
Ma io, testarda e cocciuta, vado avanti.
E allora facciamoci quest'anno di svedese con interferenza di tedesco. In pratica...svedesco.

Durante l'anno di svedesco sentivo che mi mancava qualcosa. Ma cosa? Non riuscivo a capirlo.
Dopo lunghe riflessioni, sono arrivata a una conclusione: a mancarmi così tanto era il tedesco.
Anche grazie ai musical l'ho un pochino ripreso, con la promessa di recuperarlo al cento per cento se avessi passato il test a scuola interpreti (il mio Trieste-II).
Una volta passato il test, ho ricominciato a studiare tedesco.
E via con attacchi d'ansia, panico e senso di inadeguatezza. A lezione mi deprimevo e mi veniva da piangere, mi sentivo un'emerita pippa in confronto a tutti gli altri miei compagni di corso.
Appena uscivo dall'università però tornavo nel mio mondo fatto di musical, di musica sacra e di performer. Magicamente tutto tornava, e il tedesco tornava a essere il mio amico di sempre.
Ma poi mi devo rimettere sui libri. E di nuovo il panico e l'ansia.

Quindi ho capito qual è il problema.
Il problema non è il tedesco. E il problema non sono nemmeno io.
Il Problema è che io studio tedesco.

lunedì 21 settembre 2015

Ma io me ne vado

Esame di tedesco (quello di cui ho scritto l'altro giorno).
Oggi abbiamo avuto i risultati.

18 candidati.
12 bocciati.

Ma forse qui dovremmo farci due domande.
Se siamo davvero noi che siamo dei deficienti o se sono le lettrici che sono delle simpaticissime merde.

In der Nähe des Flußes

In der Nähe des Flußes, nicht vor langer Zeit.
Ein Mann, eine Frau.

Es war ein sehr langes Gitter.
Die Frau war auf eine Seite des Gitters, der Mann war auf die andere Seite.
Er war in einem Garten, sie ging auf die Straße.
Er ging langsam, sein Gehirn war voll von Gedanken.
Sie sah ihn und sofort schrie sie seinen Namen.
Er ist umgedrohen und mit seinem tiefen Blick hat sie immobilisiert.
Dann hat er sie erreicht. Seine Schritten waren langsam aber gleichzeitig überzeugt.

Er hat seine Armen durch das Gitter gestreckt.
Durch das Gitter hat sie ihr Gesicht eingespannt.
Hin umarmte er sie.
Her kusste sie ihn leidenschaftlich.

Lachen. Umarmungen. Leidenschaftliche Küssen.
In der Mitte war das machtlose Gitter.
Sie sind lange dort geblieben.
Das Leben herum ging weiter.
Aber who cares.

Alles war voll von Liebe.
Eine sehr starke Liebe, die der Zeit und der Entfernung widersteht ... und die auf die Gitter pfeift.


Originelle Version


Du hast mir deine Geschichte erzählt. Ich habe diesen Text tausendmal gelesen und habe gedacht, das zu übersetzen. Auf Italienisch klingt es natürlich besser, weil Italienisch eine mehr leidenschaftliche Sprache ist. Aber ja... auf jeden Fall möchte ich dir danken weil du das geschrieben hast. Das ist echt leidenschaftlich und ich weiß, dass dieser Mann  dir Glück gebracht hat. Dafür könnte ich nicht glücklicher sein.
Ich hab dich lieb, liebe Freundin aus Florenz.

domenica 20 settembre 2015

Mamma e la tecnologia

Mamma non ha un telefono tecnologico.
Ha uno di quei cosi che non fanno niente se non telefonare e inviare messaggi. Un telefono base. Uno di quegli aggeggi a prova di scemo.
I suoi alunni di 10 anni lo hanno simpaticamente definito "Paleofono".
Effettivamente sì, mamma ha davvero un telefono del Paleolitico. Pare che ancora funzioni, non si sa attraverso quale miracolo divino.

Mamma di conseguenza non ha WhatsApp. E non sa nemmeno come funziona.
Non le è chiaro il fatto che un messaggio su WhatsApp è più comodo rispetto a una telefonata. Magari una persona non può stare al telefono ma può leggere un messaggio. Per questo non comprende per quale ragione papà ed io non ci sentiamo per telefono ma utilizziamo WhatsApp. Anche perché io lo posso far bollire d'invidia inviandogli le meravigliose foto degli impareggiabili tramonti triestini, delle locandine dei concerti che vado a sentire, i miei selfie stupidi o qualsiasi cosa mi passi per la testa. Al telefono posso descrivere ma non rende l'idea.
"Ma perché non lo chiami?", chiede. "Perché abbiamo WhatsApp", rispondo.

"Perché non scrivi un blog sul mio telefono?"
Aspetta aspetta ... un blog?!
Ah ma tu volevi dire un post!
Un post ci può stare, ma dedicare un intero blog al telefono macinino mi sembrava un po' eccessivo...! E' che la mamma tecnologica non ha chiara la differenza tra post e blog. Il post è quello piccolo, il blog è quello grosso.

A mamma fa ridere la categoria "Disagissimo". Le piace talmente tanto che ha deciso che prima o poi aprirà un blog chiamato "Il disagissimo degli insegnanti".
Lettori avvisati.